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The Graziani photographical archive
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Album fotografico "Scavi archeologici" a Shahr-i Sokhta, Iran, Sistan

In memoria di Giuseppe Tucci

Ho frequentato il Sistan iraniano dal 1961 in poi, per tre mesi l'anno, con la Missione Archeologica Italiana dell'IsMEO (Istituto per il Medio ed Estremo Oriente). Per molti anni hoThe Shahr-i Sokhta site raggiunto la Sede della Missione a Zabool, da Tehran, con una Land Rover e molto spesso mi sono fermato a Shahr-i Sokhta, interessato ed ammaliato dall'imponente coltre di cocci che ricopriva buona parte del sito.

Finalmente, nell'autunno del 1967, il Prof. Giuseppe Tucci, Presidente dell'IsMEO, decise di inviare una Missione Archeologica, per effettuare una campagna di scavi a Shahr-i Sokhta e risolvere, definitivamente, il mistero di tutti quei frammenti di ceramica che ricoprivano il tape.

La Missione era guidata dal Prof. Giuseppe Tucci, dal Dr. Maurizio Tosi, archeologo responsabile dello scavo, dal sottoscritto, Gabriele Graziani, assistente-archeologo presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma, e dalla Sig.ra Francesca Bonardi, fotografa.

Per impiantare il cantiere di lavoro, sul posto, considerato che il sito di Shahr-i Sokhta si trova in una landa desolata, nella pianura alluvionale dell'antico delta del fiume Hilmand, a 60 Km. da Zabool, e si impiegava, allora, con la macchina due ore di viaggio, dovevamo partire dalla Sede della Missione alle ore 5,30 della mattina per essere sul posto alle 7,3O ad iniziare i lavori di scavo. Per permettere agli operai di raggiungere in orario il cantiere, decidemmo di farli dormire sul posto. Noi, invece, avremmo fatto dei viaggi giornalieri.

Assumemmo una quarantina di operai, di cui venti tra i migliori scavatori che conoscevo, perché avevano lavorato con me durante le campagne archeologiche svolte in altri siti del Sistan, negli anni precedenti. Erano tutti bravi, ma quei venti erano veramente i migliori in assoluto, per intelligenza, conoscenza delle strutture (mattone crudo) e laboriosità…

Local workers in Shahr-i Sokhta excavationsEssi provenivano dal paese di Qala-i Nau e dalla frazione di Char Khane, distante dal cantiere di lavoro 80 Km. Approfitto di questo album fotografico per ringraziarli e ricordarli tutti con simpatia e affetto. Risolto il problema della sistemazione degli operai sul posto, con due tende "baluche", nasceva il problema maggiore, cioè l'approvvigionamento idrico.

Sul posto mancava questo elemento essenziale per la vita di tutti quegli uomini, relegati in quella landa deserta. Provvedemmo anche a questo, con un tank montato su ruote da litri 3.000, che veniva rimorchiato con la macchina, guidata dall'autista ed accompagnato da quattro operai, muniti di secchi, fino al paese di Lutak (40 Km), dove gli abitanti del posto avevano scavato molti canali per l'irrigazione dei campi; da lì, tornavano con il tank pieno d'acqua.

Risolti tutti i problemi riguardanti la manodopera, iniziammo una ricognizione sistematica del sito, alla ricerca di uno o più posti che fossero pianeggianti per poter effettuare, senza troppi problemi, i primi saggi di scavo.

Scegliemmo tre luoghi: uno nel settore SE. del tape, picchettando un quadrato di m 5 x 5, che denominammo con la lettera "A" maiuscola; un’altra trincea da m. 10x10, sempre sull'asse SE, distante un centinaio di metri, dal primo quadrato e lo marcammo con la lettera "B"; il terzo posto a NE dei primi due, era una bella spianata lunga circa m. 50 e larga 40, delimitata da tre dossi (quello a S. molto basso, m. 0,80, l'altro ad O, m. 1,20, quello a N con una altezza media di m 1,60).