Groma 2, 2009
GROMA 2, In profondità senza scavare
dedicato alla topografia, geofisica e gestione del dato archeologico.

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Anche tutti gli iscritto al Laboratorio per il Rilievo delle Strutture Archeologiche del Dipartimento di Archeologia – Università di Bologna, a.a. 2009-2010 hanno diritto allo sconto di 5 euro sull’acquisto del volume.
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Per informazioni:
INDICE GENERALE
1. Presentazione
(G. Sassatelli)
2. Introduzione
(E. Giorgi)
3.1. Introduzione al rilievo per l’archeologia, E. Giorgi
3.2. Rilievo topografico per l’archeologia, A. Capra, M. Dubbini
3.3. Fotogrammetria per l’archeologia, M. Dubbini, A. Capra
3.4. Principi di stratigrafia degli elevati, A. Curci, E. Ravaioli, A. Baroncioni
3.5. Introduzione all’archeologia dei paesaggi, P.L. Dall’Aglio
3.6. Archeologia dei paesaggi e Remote Sensing, S. Campana
3.7. Telerilevamento iperspettrale per rilievi archeologici, R.M. Cavalli, S. Pignatti
3.8. Fotografia aerea per l’archeologia, G. Ceraudo, F. Boschi
3.9. Fonti scritte, iconografiche, documentarie e topografia antica, R. Helg, S. Rambaldi, E. Vecchietti
3.10. Diagnostica per la conservazione: problemi generali, G. Lepore, M. Ricciardone
4. Topografia per l’archeologia. Schede
4.1. Sistemi di riferimento, 4.2. Sistemi di coordinate, 4.3. Cartografia, 4.4. Carte archeologiche, 4.5. Fotocamera analogica e digitale, 4.6. Livello ottico, 4.7. Stazione totale, 4.8. GNSS (Global Navigation Satellite System), 4.9. Parola ai partner: ricevitori GNSS Trimble, 4.10. Laser scanner terrestre, 4.11. Parola ai partner: strumentazione topografica high-level di
TOPCON, 4.12. Applicativi CAD, 4.13. Applicativi di grafica, 4.14. Formati immagine, 4.15. Immagini da satellite, 4.16. Fotografia da aquilone, 4.17. Fotografia da pallone, 4.18. Metrologia antica, 4.19. Parola agli sponsor: strumentazione topografica Instrumetrix
5. Geofisica per l’archeologia
5.1. Introduzione alla geofisica per l’archeologia, F. Boschi
5.2. Principi di fisica per la geoelettrica, M.C. Bottacchi, F. Mantovani
5.3. Sistemi di misura della resistività: da manuale ad autotrainata (ARPs), M. Dabas
5.4. Georadar, M. Bittelli
5.5. Ground Penetrating Radar (GPR) per l’archeologia, L.B. Conyers
5.6. Contributo per lo sviluppo storico della magnetometria applicata
all’archeologia. Perchè non solo magnetometria al cesio?, H. Becker, F. Boschi, S. Campana
6. Geofisica per l’archeologia. Schede
6.1. Georesistivimetro – 64 elettrodi, 6.2. Georesistivimetro OhmMapper (Geometrics-US), 6.3. Georadar, Applicativi per il georadar, 6.5. Magnetometro, 6.6. Applicativi per la magnetometria, 6.7. Parola agli sponsor: Magnetometro-gradiometro al potassio
GEM SYSTEMS, 6.8. Tra geofisica e archeologia: una nuova configurazione
del gradiometro al potassio GSMP-35
7. Gestione dei dati per l’archeologia
7.1. Prima e dopo l’attività sul campo, E. Vecchietti
7.2. GIS per l’archeologia, J. Bogdani
7.3. Banche dati archeologiche, J. Bogdani
7.4. NADIR – Il Network Archeologico di Ricerca del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna, A. Gottarelli
7.5. Edizione e divulgazione online: l’editoria digitale, E. Vecchietti
8. Gestione dei dati per l’archeologia. Schede
8.1. Standard di documentazione ICCD, 8.2. Il sistema BraDypUS, 8.3. WebGIS, 8.4. SRTM (Shuttle Radar Topography Mission)
9. Il ruolo delle tecnologie nella formazione dell’archeologo
Tavola rotonda
Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna
(Complesso di San Giovanni in Monte), 12 aprile 2008
9.1. Presentazione, G. Sassatelli
9.2. Introduzione, A. Augenti
9.3. Una riflessione, S. Campana
9.4. Un approccio diverso, A. Capra
9.5. Discussione, A. Augenti, A. Capra, S. Campana, A. Curci, M. Cattani,
E. Giorgi, A. Gottarelli, G. Lepore, D. Manacorda, C. Mattioli,
L. Mazzeo, G. Sassatelli, E. Vecchietti
9.6. Conclusioni, D. Manacorda
10. Archeologia “sostenibile” tra ricerca, conservazione
e formazione. Il Progetto Burnum
10.1. Le ragioni di una sperimentazione riuscita, A. Campedelli, E. Vecchietti
10.2. “Prendere le misure” del sito: posizionamento, rilievo e aerofotografia, M. Silani
10.3. “Radiografare” il sito: la geofisica applicata all’archeologia. Considerazini preliminari, F. Boschi, I. Nicolosi
10.4. Monitorare e conservare il sito: diagnostica per il restauro. Potenzialità e limiti, M. Ricciardone
11. Glossario
12. Bibliografia tematica
13. Referenze delle illustrazioni
Recensioni
di Fabio Bergonzini, GIS, convergere dati: sistemi di archiviazione per formarsi al mondo dell’archeologia oggi.
Indiscutibilmente GIS è una sigla capace di affascinare ed imbarazzare al tempo stesso lo studente in archeologia, non sempre, bisogna dire, dotato della più ampia dimestichezza col mondo dell’informatica. Evoca quelle più vivide immagini di dimensione professionale cui si aspira attraverso la preparazione formativa quotidiana, ma sembra anche racchiudere in sé quanto di più lontano possa esserne immaginato.
Appare un po’ come una realtà incomprensibile ed inconciliabile con le tradizionali attività accademiche svolte, per lo più imperniate su di consolidata tradizione bibliografica, del GIS si intuisce sicuramente l’importanza e quello che si immagina debba essere un ruolo chiave nella formazione dell’archeologo, ma se ne ignorano totalmente le caratteristiche anche più basilari e gli scopi, avvolti da una sorta di timore reverenziale.
In realtà quello del GIS – sigla per Geographical International System – è un linguaggio tutto sommato estremamente elastico per propria natura, di facile comprensione anche per chi poco avvezzo al mondo dell’informatizzazione. Eletto strumento per eccellenza nella archiviazione e gestione di dati in ambito topografico e geologico, ne permette una comprensione così brillante ed immediata, da essere divenuto in breve tempo lo strumento in assoluto più diffuso presso tutti gli enti preposti alla gestione ed organizzazione del territorio, trovando perfetta applicazione anche nel campo archeologico di nostro interesse, che pur non gli compete di prima istanza. E sapere orientarsi senza timori in questo sistema è oramai necessità prima di chi scelga la via di ricerca antichistica.
Questo è l’imperativo cui si propone di fare luce la seconda edizione di Groma. Lo studente acquisisce quelli che sono i fondamenti teorici del sistema, dal tipo di dati inseribili, alfanumerici oppure grafici, raster e vettoriali, i vantaggi del sistema, le sue applicazioni, ma anche i suoi limiti, e si motiva nero su bianco perché rappresenti uno strumento ormai definitivamente insostituibile nella prospettiva contemporanea di ricerca.
Fra i meriti del GIS uno su tutti, quello incomparabile di avere abbreviato drasticamente il lavoro di ricerca di archivio, lavoro difficile ed irrimediabilmente dispersivo. Sappiamo come nell’approntare lo studio e la redazione di un’area archeologica, si dovrà fare fronte a moli di informazioni dal carattere più eterogeneo, dalla cartografia storica a piante e sezioni, effettuate a mano o con strumentazioni di rilievo topografico, da fotopiani ad analisi dettagliata di U.S., ciascuna dotata del proprio corredo di dati, da schede di materiali a loro analisi e contestualizzazione. Un lavoro lungo e faticoso, reso più difficile dalla reperibilità non sempre immediata del materiale, spesso smembrato e disperso nelle proprie redazioni, talvolta in cattive condizioni di conservazione o, ancora, di difficile reperimento. E’ in questo contesto che GIS sa dare il meglio di sé. Una volta inseriti i dati, un solo click consentirà di rintracciare unità stratigrafiche mediante le loro rappresentazioni raster, e richiamare i più svariati elementi che le interessano, dai materiali che le compongono fino ai giornali di scavo.
Conditio sine qua non è il loro georiferimento, processo che aggira i caratteri delle più svariate tipologie informazionali cui si farà fronte attraverso la valorizzazione dell’unica caratteristica comune, l’appartenenza alla medesima area di superficie della terra, quella di nostro interesse, chiaramente individuata dalla relativa coppia di coordinate polari.
Sono quantitativi enormi di dati quelli che trovano accoglimento entro il sistema GIS, dalle carte (IGM, geologiche, di sfruttamento suoli, catastali e di cartografia storica) alle schede di materiali U.S., e con la possibilità di creare collegamenti ad archivi (nei formati più comuni Access o Filemaker), gestiti dall’utente o parte di più ampi database, non vi è virtualmente limite a cosa possa essere archiviato e gestito in GIS. All’utente la possibilità di un confronto diretto ed estemporaneo dei dati tramite la loro sovrapposizione cartografica, ma anche altre ricerche sono possibili: attraverso la selezione di parametri significativi il sistema risponderà a precise interrogazioni, permettendo di restituire gli scenari di ciascuna delle fasi di vita dell’area in corso di studio, mettendone in evidenza organizzazioni, flussi umani e materiali attestati per le diverse altezze cronologiche.
L’aspetto forse meno curato del sistema è la tipologia di rappresentazione dello spazio tridimensionale: GIS offre una resa grafica mediante proiezioni planimetriche, e se tutto ciò che è tradizionalmente abbinato allo scavo archeologico è n due dimensioni, da piante e sezioni di aree ad U.S., i dati tridimensionali derivati dalle nuove tecnologie di indagine non invasiva (magnetometria o scansione a laser) saranno registrabili e visibili, ma non modificabili.
Il contenuto di Groma 2 è da ritenersi più che esaustivo, spaziando dalla teoria all’esame di casistiche peculiari, corroborato da stile elastico e fresco che pur non rinuncia a puntualità e precisione – si noti a questo proposito l’utilizzo di utili box-informativi infra testo e le icone grafiche di richiamo a Glossario e Bibliografia collocati a termine del volume – . Il prodotto si configura assolutamente come student-friendly, pensato ed orientato verso coloro che ne sono i primissimi destinatari avendo optato per una formazione archeologica, e lo riesce a fare senza mai rinunciare ad ampiezza di approfondimento e contenuto.
Non solo. La didattica si sposa alla riflessione circa il futuro: le acquisizioni tecniche dell’ultimo ventennio prestate alla nostra area di interesse hanno sconvolto il procedere acquisito dell’archeologia stratigrafica. Come nota Erika Vecchietti il panorama culturale e tecnico all’interno del quale vanno muovendosi gli operatori, dal ricercatore allo studente, è radicalmente mutato dal 1979, anno di pubblicazione di un classico come Principi di Stratigrafia Archeologica di Edward Harris. E cosa è cambiato? Si potrebbe obiettare che le finalità conoscitive siano rimaste le medesime, ma è pur vero che drasticamente rinnovate sono acquisizione, gestione e, in ultimo, la comunicazione dei dati.
Perché archeologia non vada più configurandosi come ricerca asettica e distaccata, ma al contrario se ne comprenda l’aspetto più profondo di condizione necessaria ad una migliore gestione del territorio, è indispensabile che archeologi ed operatori preposti alla tutela del territorio vadano a condividere lo stesso tipo di linguaggio ed interazione. E questo già avviene, al livello pragmatico ma semanticamente più importante, attraverso l’utilizzo comune di quel sistema di archiviazione che è GIS. Grazie ad un unico software, il territorio si offre contemporaneamente, attraverso la propria rappresentazione cartografica, con tutto ciò che è necessario per la vita del cittadino, dalle infrastrutture necessarie, strade, condotti elettrici e del gas, al proprio spaccato storico ed archeologico. La compresenza di questi elementi e il loro sussistere ad un medesimo livello di importanza, assieme ad una tutela comune gestita a più mani, rappresenta l’unica via affinché il territorio possa mirare a uno sviluppo sostenibile, che nasca e graviti attorno la propria valorizzazione.











